Cos’è l’attacco di panico?

È l’insorgenza improvvisa di una intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati ad una sensazione di catastrofe imminente.
Gli attacchi di panico sono accompagnati da sintomi come palpitazioni, dispnea, senso di asfissia, palpitazioni, tachicardia, dolori al petto, vertigine, tremori, sudorazione abbondante, e dalla “paura di impazzire” o perdere il controllo.
Seppur sia un fenomeno di origine prettamente psichica (l’angoscia è inizialmente avvertita solo psichicamente), è caratterizzato dunque dalla presenza di diverse manifestazioni neurovegetative.

Perché si presentano?

La psicodinamica degli attacchi di panico è multifattoriale ed estremamente variegata.
Possiamo prendere in considerazione due elementi principali in cui il fenomeno dell’attacco di panico affonda le sue radici:
1) La difficoltà a riconoscere l’emozione in atto
L’attacco di panico avviene come un fulmine a ciel sereno, come se qualcuno avesse accesso improvvisamente un interruttore, con una totale imprevedibilità.
L’incapacità di comprendere quello sta accadendo, incrementa l’angoscia. È infatti il constare l’“insensatezza” della manifestazione ad aumentare il senso di terrore. “Non so cosa mi sta succedendo, non ne ho idea. So solo che mi sento morire.”
Sembra impossibile “etichettare” e comprendere la tremenda esperienza che si sta vivendo e a riconoscere l’emozione in atto, motivo per cui si ha difficoltà a gestire la risposta emotiva
Anche le sensazioni fisiche sono percepite slegate dall’emozione da cui esse originano. Ed è per questo che sono interpretate come sintomi biologici.
Tutto questo tende innescare un circolo vizioso legato al ripresentarsi della crisi, che può essere identificato come una sorta di “paura della paura”.
Il lavoro consiste in questo caso nel capire che quella emozione in realtà ha un senso, seppur in quel determinato momento sia difficile riconoscerlo. Del resto, l’emozione ha sempre ragione. E se si attiva, ha di certo i suoi buoni motivi. La paura stessa, ha ragione di esistere. La questione consiste nell’imparare a gestirla.
2) L’esperienza traumatica non riconosciuta (rimossa)
L’esperienza traumatica, che non è stata risolta, elaborata, riconosciuta, si configura come base, come modello degli attacchi di panico.
In terapia è possibile portare alla luce e dare finalmente un senso agli episodi negati, rimossi o emotivamente deattivati della propria esperienza di vita, terreno fertile per l’insorgenza degli attacchi di panico.

Quali sono i correlati biologici?

L’elaborazione delle informazioni emotive avviene in primis a livello del sistema limbico, in particolare dell’amigdala, che stimola il rilascio degli ormoni che innescano la reazione di attacco o fuga, (adrenalina, dopamina, noradrenalina), mobilita i centri del movimento, attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino.
Le connessioni amidgala-ippocampo sembrano essere centrali nell’ integrazione tra percezione emotiva e dati/informazioni situazionali. Le connessioni tra amigdala e corteccia cerebrale prefontale mediale permettono la regolazione emotiva.

Qual è la terapia?

Generalmente, la terapia si svolge sia sul piano farmacologico (i farmaci verranno prescritti da uno psichiatra, che si terrà sempre in comunicazione con lo psicologo/psicoterapeuta) che psicologico/psicoterapico.

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